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Osteopatia · 5 ottobre 2026

Il paziente non è un protocollo

di Dott. Maico Battistello

Il paziente non è un protocollo

Lombalgia, cambio di stagione e approccio integrato: perché il mal di schiena non si affronta allo stesso modo in ogni persona

Arriva l’autunno. E la schiena si fa sentire.

C’è chi lo nota ogni anno: con il cambio di stagione il mal di schiena sembra tornare, oppure un fastidio rimasto silenzioso per mesi ricompare proprio adesso.

Lo stesso può accadere alla cervicale, alle spalle, alle ginocchia o ad altre articolazioni.

È un’osservazione frequente anche nella pratica clinica. Ma attribuire tutto semplicemente al freddo, all’umidità o alla pressione atmosferica sarebbe troppo facile.

La ricerca scientifica, infatti, non dimostra un rapporto diretto e costante tra i comuni cambiamenti meteorologici e l’insorgenza della lombalgia.

Alcuni studi hanno però osservato una stagionalità delle consultazioni per mal di schiena. A cambiare, insieme alle stagioni, possono essere soprattutto i nostri ritmi, il movimento, le attività, il tempo trascorso seduti, i carichi di lavoro e le abitudini quotidiane.

Il cambio di stagione può quindi essere il momento in cui un equilibrio fino ad allora ben compensato comincia nuovamente a manifestare i propri limiti.

Ma la domanda utile non è soltanto:

«Perché proprio adesso?»

La domanda più importante è:

«Che cosa sta succedendo realmente a questa persona?»

Perché dietro una parola apparentemente semplice come lombalgia possono esserci situazioni molto diverse.

Lombalgia: una parola, molte storie diverse

Con il termine lombalgia si indica il dolore localizzato nella parte inferiore della schiena.

È uno dei disturbi muscoloscheletrici più comuni e rappresenta una delle principali cause di limitazione funzionale nella popolazione adulta.

Eppure, nella grande maggioranza dei casi, non è possibile attribuire con certezza tutto il dolore a una singola struttura anatomica. Per questo si parla molto spesso di lombalgia non specifica.

Questo spiega perché due persone possano dire entrambe:

«Ho mal di schiena»

e avere, in realtà, quadri molto differenti.

Un dolore può essere comparso ieri oppure essere presente da mesi. Può rimanere localizzato oppure irradiarsi verso il gluteo o l’arto inferiore. Può manifestarsi dopo uno sforzo, dopo molte ore trascorse seduti, durante alcuni movimenti oppure senza un evento preciso che la persona riesca a ricordare.

Ma soprattutto, il punto nel quale viene percepito il dolore non coincide necessariamente con l’unico distretto coinvolto nel problema.

Stesso sintomo non significa stessa causa.

Per questo ogni trattamento deve essere costruito sulla persona.

E allora il cambio di stagione che cosa c’entra?

Molte persone associano spontaneamente il peggioramento dei dolori muscoloscheletrici al cambio del tempo.

È una percezione reale per chi la vive, ma il legame scientifico è più complesso di quanto suggerisca il luogo comune:

«Fa freddo, quindi mi fa male la schiena.»

Le revisioni disponibili non mostrano infatti che temperatura, umidità, pioggia o pressione atmosferica siano, da sole, cause affidabili di nuovi episodi di lombalgia.

La stagionalità può però coincidere con cambiamenti molto concreti: si modificano le ore di luce, le attività all’aperto, il livello di movimento, il tempo trascorso seduti, i carichi di lavoro e le routine quotidiane.

Un sistema muscoloscheletrico che nei mesi precedenti riusciva a compensare può quindi manifestare nuovamente rigidità, dolore o limitazioni funzionali.

Anche il dolore, a sua volta, può modificare il modo in cui ci muoviamo.

Quando una persona ha mal di schiena tende spesso, anche inconsapevolmente, a cambiare il modo di camminare, di stare seduta, di ruotare il tronco o di distribuire i carichi.

Possono così comparire compensi e rigidità in distretti differenti.

In altre parole: il periodo dell’anno può coincidere con una riacutizzazione, ma non basta guardare il termometro per spiegare il dolore.

Prima del trattamento viene la valutazione

Quando una lombalgia compare o ritorna, il primo passaggio non dovrebbe essere scegliere automaticamente una tecnica.

Occorre prima comprendere il problema.

Come è iniziato il dolore?

Da quanto tempo è presente?

Che cosa lo modifica?

È localizzato oppure irradiato?

Ci sono formicolii, alterazioni della sensibilità o perdita di forza?

Quale attività lavorativa e sportiva svolge la persona?

Quali episodi ha avuto in precedenza?

La valutazione serve anche a riconoscere quelle situazioni nelle quali il dolore lombare richiede ulteriori approfondimenti o un percorso differente.

Nel mio approccio c’è però un ulteriore elemento fondamentale:

non considero soltanto la regione nella quale il paziente avverte dolore.

Una lombalgia può associarsi a rigidità o alterazioni funzionali del bacino, del tratto dorsale, della regione cervicale e, in alcuni casi, del cingolo scapolare.

Analogamente, un dolore al ginocchio non viene necessariamente considerato come un problema isolato dal resto dell’arto inferiore, dal bacino o dalla colonna.

Un problema alla spalla può richiedere di valutare anche cervicale, tratto dorsale, scapola e spalla controlaterale.

Questo non significa trattare indiscriminatamente tutto il corpo.

Significa individuare quali distretti siano realmente coinvolti in quella persona.

Il punto non è applicare un protocollo alla lombalgia.

È costruire un percorso per quella persona.

Osteopatia e ossigeno-ozonoterapia: due competenze integrate, un unico trattamento

Nel mio approccio alla lombalgia, osteopatia e ossigeno-ozonoterapia non rappresentano due strade separate o due trattamenti da mettere in concorrenza.

Fanno parte dello stesso trattamento.

Il valore dell’integrazione non consiste semplicemente nel disporre di due tecniche diverse, ma nel poter valutare lo stesso problema contemporaneamente dal punto di vista doloroso-infiammatorio e da quello funzionale, biomeccanico e posturale.

L’ossigeno-ozonoterapia viene utilizzata, quando indicata, per intervenire prevalentemente sulla componente dolorosa e infiammatoria.

L’osteopatia consente contemporaneamente di valutare e trattare gli aspetti funzionali e biomeccanici associati: mobilità articolare, tensioni muscolari, compensi, adattamenti posturali e relazioni tra distretti differenti.

I due approcci non vengono quindi semplicemente affiancati.

Vengono integrati all’interno dello stesso ragionamento clinico.

Il dolore può infatti essere accompagnato da un’alterazione funzionale già presente prima della comparsa dei sintomi, può essere favorito da essa oppure può generarla successivamente attraverso posture e movimenti antalgici.

In molti pazienti questi aspetti finiscono per sovrapporsi.

Due strumenti. Un solo ragionamento clinico.

Il trattamento viene quindi costruito valutando contemporaneamente:

- la componente dolorosa e infiammatoria; - la mobilità dei distretti coinvolti; - i compensi muscolari; - gli adattamenti posturali; - le eventuali relazioni funzionali con altre regioni corporee.

Non tratto soltanto il punto in cui compare il dolore: valuto il problema nel suo insieme e integro, nello stesso trattamento, le possibilità dell’osteopatia e dell’ossigeno-ozonoterapia.

L’obiettivo non è semplicemente ridurre il dolore nel punto in cui viene percepito.

È comprendere perché quel distretto stia soffrendo e quali elementi possano contribuire al mantenimento del problema.

Non due trattamenti eseguiti uno accanto all’altro, ma due competenze che convergono nello stesso ragionamento clinico e nello stesso progetto terapeutico.

Un trattamento locale quando serve. Un approccio globale sempre.

In alcuni pazienti il trattamento sarà prevalentemente concentrato sulla regione lombare.

In altri, la valutazione può evidenziare la necessità di intervenire anche su distretti differenti.

Una lombalgia può, per esempio, inserirsi in un quadro nel quale siano presenti rigidità cervicale, alterazioni del tratto dorsale, tensioni del cingolo scapolare o compensi del bacino.

In questi casi il trattamento viene organizzato in maniera più ampia, integrando le modalità di ossigeno-ozonoterapia ritenute appropriate con il trattamento osteopatico e manipolativo.

Quando indicato, anche l’approccio cranio-sacrale può entrare nel percorso osteopatico complessivo.

La stessa logica viene applicata agli altri distretti.

Un ginocchio doloroso non viene necessariamente considerato come un’articolazione isolata.

Una spalla dolorosa non viene valutata separatamente dalla cervicale, dalla scapola, dal tratto dorsale e dal funzionamento dell’arto superiore nel suo insieme.

Il dolore indica dove il paziente sente il problema.

La valutazione deve stabilire dove sia realmente necessario intervenire.

Ossigeno-ozonoterapia: non esiste una sola modalità

Parlare genericamente di “ozonoterapia” può far pensare a un’unica procedura.

In realtà esistono differenti modalità di utilizzo dell’ossigeno-ozono e la loro scelta deve essere contestualizzata nel quadro clinico.

Nella lombalgia il trattamento può essere mirato prevalentemente alla regione lombare oppure, quando la valutazione evidenzia altre componenti significative, inserirsi in un trattamento più esteso dell’apparato muscoloscheletrico.

Questo è un punto per me particolarmente importante.

Non utilizzo l’ossigeno-ozonoterapia come una procedura standard da applicare automaticamente nel punto in cui il paziente riferisce dolore.

La inserisco all’interno di una valutazione globale della persona.

È la stessa logica che guida il trattamento osteopatico.

Per questo le due competenze vengono utilizzate insieme e non come due percorsi indipendenti.

Nell’ambito della patologia discale lombare, l’utilizzo dell’ozono è stato studiato in numerosi lavori scientifici, con risultati favorevoli in alcuni quadri e con differenze tra tecniche, indicazioni e qualità degli studi disponibili.

Anche in questo caso, però, prima della tecnica viene la valutazione del paziente.

«Quante sedute serviranno?»

È una domanda comprensibile.

Ma dare la stessa risposta a tutti significherebbe contraddire proprio il principio su cui si basa il trattamento.

Numero, frequenza e progressione delle sedute dipendono dal quadro iniziale e dalla sua evoluzione.

Il percorso deve poter essere rivalutato, modificato e adattato alla risposta individuale.

Anche l’estensione del trattamento può cambiare nel tempo.

In alcune fasi può essere necessario concentrarsi maggiormente sulla componente dolorosa e infiammatoria.

In altre assume maggiore importanza il lavoro sugli aspetti funzionali e sui compensi.

Spesso le due componenti vengono affrontate contemporaneamente.

Quando il mal di schiena merita una valutazione

Molti episodi di lombalgia migliorano nel tempo.

Un dolore importante o persistente, un cambiamento significativo rispetto agli episodi abituali, la presenza di sintomi neurologici o altre manifestazioni insolite richiedono però una valutazione clinica.

Lo stesso vale quando gli episodi continuano a ripresentarsi e il mal di schiena comincia a interferire con movimento, attività quotidiane, lavoro o sonno.

In questi casi l’obiettivo non è soltanto spegnere l’episodio del momento, ma comprenderne meglio le caratteristiche e impostare una gestione appropriata.

Il paziente non è un protocollo.

La lombalgia è una parola.

Dietro quella parola, però, ci sono persone diverse, storie diverse e sistemi muscoloscheletrici che si adattano e compensano in maniera differente.

Per questo il trattamento non dovrebbe partire da una tecnica prestabilita, ma dalla valutazione della persona.

Nel mio approccio, osteopatia e ossigeno-ozonoterapia vengono integrate all’interno dello stesso trattamento, modulandone modalità e progressione sulla base del quadro clinico e della risposta individuale.

Un trattamento locale quando serve.

Un approccio globale sempre.

Perché l’obiettivo non è trattare semplicemente “una lombalgia”.

È capire quella lombalgia, in quella persona, in quel momento.

IL MAL DI SCHIENA CONTINUA A TORNARE?

Una valutazione clinica permette di inquadrare le caratteristiche del dolore, individuare eventuali elementi che richiedano approfondimento e definire un percorso terapeutico integrato e personalizzato.

Dott. Maico Battistello

Medico Chirurgo · Osteopata · Ossigeno-Ozonoterapia

Marostica · Malo · Schio · Padova

Ogni percorso inizia da una valutazione.

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